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Chi e' Gesu' (pagina 6)

durch Anthony Buzzard   

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 La Divinita' di Gesu'

Nel dire che Gesu' non e' Dio, non vuol dire negare il fatto che Egli e' stato investito unicamente della natura divina. La Divinita' e' “incorporata in Lui” in virtu della Sua eccezionale concezione sotto il Potere dello Spirito Santo, ed anche perche' lo Spirito risiede in Lui in piena misura. (Giov. 3:34) Paolo riconosce che “la pienezza della Divinita' risiede in Lui” (Col. 1:19; 2:9). Nel guardare Gesu', l' Uomo, noi vediamo la gloria di Suo Padre (Giov. 1:14) Noi percepiamo che Dio Stesso era “nel Messia, riconciliando il mondo a Se Stesso” (2 Cor. 5:19). Il Figlio di Dio e' il vertice della creazione di Dio, la piena espressione del carattere divino in un essere umano. Benche la Gloria del Padre era stata manifestata in Adamo, in minor misura, (Salmo 8:5; comp. con Gen. 1:26), la volonta' del Padre e' pienamente rivelata in Gesu'. (Giov. 1:18)

Niente di quello che Paolo ci dice di Gesu', porta ad escluderlo dalla categoria di essere umano. La presenza di Dio che dimora nel tempio non ha fatto del tempio Dio! Raramente e' notato che un' alta misura di “divinita'” e' anche ascritta da Paolo al Cristiano[xv] che ha lo Spirito del Messia che dimora in lui. (Efesini 3:19). Come “Dio era in Cristo” (2 Cor. 5:19) cosi' Cristo era “in Paolo” (Gal. 2:20) ed egli prega che i Cristiani possano “essere ripieni di tutta la pienezza di Dio” (Ef. 1:23; 3:19). Pietro parla dei fedeli come coloro che hanno “la natura divina” (2Pietro 1:4). Quello che e' vero per i Cristiani, in misura massima (incommensurabile), e' anche vero per Gesu' che e' “il Pioniere” che conduce altri attraverso il processo di salvezza dopo “Egli Stesso aver completato il corso” con grande successo. (Eb. 2:10).

Nella Forma di Dio

Malgrado la salda evidenza dal Nuovo Testamento, che dimostra che gli Apostoli abbiano fatto sempre distinzione fra Gesu' e “l' Unico Dio, il Padre” (1 Cor. 8:6), molti confidentemente trovano nella lettera ai Filippesi 2:5-11 quel che sostiene la tradizionale dottrina che dice che Gesu' e' un secondo essere non creato, pienamente Dio. E' qual cosa di paradossale che colui che scrisse, nel Dizzionario della chiesa Apostolica, sulla Cristologia, possa dire che “Paolo non ha mai dato al Cristo il nome o la descrizione di “Dio” ma tuttavia trova in Filippesi 2 la descrizione d' una “pre- esistenza” eterna di Gesu, nei cieli.[xvi]

Un recente e molto acclamato studio sulla veduta biblica di Gesu — Cristologia in formazione, di James Dunn — ci ammonisce del pericolo di leggere nelle parole di Paolo le conclusioni di una piu' recente generazione di teologi, i “padri” della chiesa Greca nei secoli che seguirono il compimento di quello che e' oggi il Nuovo Testamento. La tendenza di trovare nella Scrittura quello che noi gia' crediamo e' naturale, dato che nessuno di noi puo' facilmente guardare in faccia la minacciosa possibilita' che il nostro “ricevuto” modo di credere non combaci con la Bibbia. (Il problema diventa ancora piu' grande quando si e' coinvolti nell' insegnamento o nelle prediche della Bibbia)

Tuttavia, non sarebbe chiedere un po' troppo da Paolo, piu' di quanto egli possa dare, domndandogli di rivelarci, con alcune brevi frasi, un' Essere Eterno altro che il Padre? Questo ovviamente minaccerebbe il rigoroso monoteismo che egli ha sempre espresso tanto chiaramente in altre parti (1 Cor. 8:6; Efesini 4:6; 1 Tim. 2:5) E farebbe anche sorgere tutto il problema Trino del quale Paolo, da brillante teologo che egli era, e' completamente all' oscuro.

Guardando un' altra volta il capitolo 2 dei Filippesi, dobbiamo domandarci, se in questi versi Paolo abbia fatto veramente quello che sarebbe la sua unica allusione ad un Gesu' vivo nei cieli prima della Sua nascita. Il contesto delle sue osservazioni mostra un Paolo che esorta i santi ad essere umili. S' e' spesso domandato se sia probabile che egli abbia imposto con la forza quest' insegnamento domandando ai suoi lettori di adottare il modo di pensare di uno che, essendo stato eternamente Dio, ha preso la decisione di diventare uomo. Sarebbe anche strano che Paolo si riferisse a Gesu' come Gesu' il Messia, leggendo indietro nell' eternita' il nome ed il ruolo che Egli ricevette alla nascita.

Quello che Paolo disse in Filippesi 2 puo' diventare chiaro quando lo si guarda nei termini di un suo favorito tema: Cristologia Adamica. E' stato Adamo che creato nell' immagine di Dio era figlio di Dio (Gen. 1:26; Luca 3:38), mentre Gesu' il secondo Adamo (1 Cor:15:45) anche Lui era nella forma di Dio (le due parole “immagine” e “forma” sono intercambiabili).[xvii] Tuttavia, mentre Adamo, sotto l' influenza di Satana, ha cercato di usurpare uguaglianza con Dio (“Voi sarete come Dio” Gen. 3:5) Gesu' non lo ha fatto. Benche avesse tutti i diritti all' ufficio divino, dato che era il Messia che rifletteva la Presenza divina, Egli non ha considerato l' essere simile a Dio qual cosa a cui “appigliarsi.” Infatti Egli ha rinunciato tutti i privilegi, rifiutando le offerte di Satana di potenza sui regni del mondo (Matt. 4:8- 10), comportandosi durante tutta la Sua vita come un servo, anche al punto di morire sulla croce come un comune criminale.

Come premio per questa vita d' umilta' Dio ha esaltato questo Gesu' al ranco di Signore Messianico alla destra del Padre, cosi' come il Salmo 110 aveva predetto. Paolo non ha mai detto che Gesu' stava riguadagnando una posizione che temporaneamente aveva abbandonato. Sembra invece che Egli abbia guadagnato il Suo glorioso incarico, per la prima volta, in seguito alla Sua resurrezione. Benche' durante tutta la Sua vita Egli fosse stato il Messia, la Sua posizione e' stata publicamente confermata quando Egli e' stato “fatto Signore e Messia” dopo essere stato resurretto dalla morte (Atti 2:36; Rom. 1:4) Se leggiamo il racconto della vita di Gesu' in questo modo, come la descrizione d' un continuo diniego di Se Stesso, ci accorgeremmo d' un vicino parallelo con un' altro dei suoi commenti sulla carriera di Gesu. “.....benche' Egli fosse ricco, si e' fatto povero per noi....” (2 Cor. 8:9). Mentre Adamo era caduto, Gesu' volontariamente “si e' umiliato”

La tradizionale lettura del passaggio nel capitolo 2 dei Filippesi dipende quasi completamente dall' intendere la condizione di Gesu', “nella forma di Dio,” come una referenza ad una Sua preesistente vita nei cieli. Traduzioni hanno fatto tanto per aiutare questa veduta. Il verbo “era” nella frase “era nella forma di Dio” e' usato spesso nel Nuovo Testamento e certamente non significa “esistente nell' eternita',” benche' alcune traduzioni cercano di farcelo entrare. Nel 1 Cor. 11:7 Paolo dice che l' uomo non deve mai coprire il capo dato che egli e' nell' immagine e nella gloria di Dio. Il verbo qui non e' diverso dal “era” che descrive Gesu' come nella forma di Dio. Se l' uomo comune e' nell' immagine e la gloria di Dio, quanto piu' Gesu', che e' il perfetto rappresentante umano nel quale dimorano tutti gli attributi della natura divina. (Col. 2:9) L' intenzione di Paolo nel capitolo 2 dei Filippesi non era quella d' introdurre il vasto soggetto d' un eterno essere divino che divenne uomo, ma d' insegnare una semplice lezione in umilta'. Noi dovremmo avere la stessa attitudine di Gesu', noi dovremmo pensare come Lui. Non ci e' stato chiesto d' immaginare noi stessi come divini esseri eterni sul punto d' abbandonare la nostra divinita' per venire sulla terra come uomini.

Non e' 1 risaputo che molti sono stati quelli che hanno dubitato l' interpretazione dei Filippesi 2 come attestazione di preesistenza. Nel 1923 un ex Reggio Professore di Divinita' scrisse: “Paolo implora i Filippesi di cessare di litigare e di agire con umilta' gli uni verso gli altri. In 2 Cor. 8:9, egli esorta i suoi lettori ad essere generosi nel fare l' elemosine. Ci si chiede se fosse del tutto naturale per lui (Paolo) di rafforzare queste due semplici lezzioni con casuali referenze (e l' unica che egli abbia mai fatto) al vasto problema dell' incarnazione. Molti pensano che i suoi semplici appelli avrebbero avuto piu' effetto se avesse sottolineato l' ispirante esempio d' umilta' e di personale sacrificio di Cristo durante la Sua vita terrena, come in 2 Cor. 10:1 dove dice:' Io vi esorto con la mitezza e la pasienza di Cristo.'” L' autore di questi commenti, A. H. McNeil, suggerisce le seguenti parafrasi: “Benche' Gesu' fosse divino durante tutta la Sua vita, tuttavia non lo ha considerato un privileggio da mantenere a qualunque costo l' essere trattato come un co- eguale di Dio, ma di Sua stessa volonta' si e' svuotato (da ogni asserzione di vanto o d' onore divino) adottando la natura di un servo.”[xviii]

Paolo qui' sta mettendo in risalto il fatto che Gesu' apparve sulla scena umana come ogni altro uomo (“nella somiglianza d' un uomo” ) La Sua vita, guardandola nel suo tutto, e' stata un continuo processo d' umiliazione personale, che e' culminata con la Sua morte sulla croce. Il Secondo Adamo, diverso dal primo, si e' sottomesso completamente alla volonta' di Dio e per conseguenza ha ricevuto la piu' alta esaltazione.

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[xv] Supponendo che egli fosse appropiatamente battezzato, completamente istruito, ed attivo secondo la Verita' della Scrittura. Il lettore dovrebbe essere conscio che l' idea moderna di cosa vuol dire essere Cristiano e' possibile che non corrisponda alla definizione biblica. Matt. 7:21 fornisce il piu' disagevole avvertimento del N. T.

[xvi] Vol. 1, pg. 194.

[xvii] Osservare particolarmente C.H. Talbert, “Il problema della Presistenza nei Filippesi 2:6-11,” JBL 86 (1067), Pgn. 141-153. Ed anche G. Howard, “Filippesi 2:6-11 ed il Cristo Umano,” CBQ 40 (1978), pgn. 368-387.

[xviii] L' Insegnamenti del N. T. secondo San Paolo, pgn. 65, 66.

 

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